I Vetri di Sandro Bormioli
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Bernardo Perotto

Didattica > Articoli storici

Bernardo Perotto, vetraio altarese

di Giuseppe Clinanti

L’arte muranese si sviluppa con continuità in Murano e successivamente all’estero. L’arte altarese si espande in tutto il territorio italiano  e rapidamente  all’estero . Verso la fine del XVI secolo ha inizio il fenomeno delle emigrazioni altaresi. Si trattava di emigrazioni di natura diversa da quelle clandestine compiute dai vetrai muranesi in evasione alle leggi della Repubblica di Venezia. In Altare emigrare “professionalmente” era legale poichè previsto espressamente dagli “Statuti  dell’arte vitrea del luogo di Altare”. Inoltre il Consolato dell’Arte concedeva regolarmente i relativi permessi.
E’ proprio in conseguenza di queste migrazioni che nel XVII secolo sorsero in Europa centri per la produzione di vetri “façon de Venise” e non mancarono vetrai altaresi che produssero vetri alla “façon d’Altare”. A proposito di queste produzioni per un certo periodo raggiunsero maggior fama proprio i lavori eseguiti dai maestri vetrai altaresi all’estero che non quelli eseguiti nelle officine stesse di Altare. E’ innegabile che l’arte vetraria altarese non abbia espresso in patria, con continuità, nomi famosi come invece ha fatto l’arte di Murano. Troviamo invece nomi di vetrai giunti ad un alto grado di notorietà tra gli altaresi emigrati all’estero, in Francia e nei Paesi Bassi specialmente.
Fra questi, il più insigne è senza dubbio Bernardo Perotto: vetraio altarese del XVII secolo, ricercatore geniale, la sua fama è legata ad una tecnica rivoluzionaria di lavorazione del vetro piano a grandi dimensioni: il processo “per colata”. Inspiegabilmente questo nome è stato a lungo ignorato in Italia. E’ però importante ricordare a questo proposito lo studio fatto dall’ing. Zecchin.
L’arte vetraria veneziana attraversava nel XVII secolo il suo massimo splendore e in tutta Europa si tentava di imitarla. In questa situazione l’impiego di  maestranze muranesi presentava gravi difficoltà e favoriva la possibilità di assumere vetrai altaresi. Già dal 1500 il movimento va acquistando importanza con la creazione di vetrerie italiane all’estero. Le prime di queste vetrerie furono aperte in Francia a Lione, nelle Fiandre, ad Anversa, a Liegi.

Le esperienze francesi
In particolare in Francia, Jean Bonhomme, industriale di larghe vedute, imprime uno sviluppo alla produzione: fonda vetrerie e continua, con i figli, a “perfezionare l’arte vetraria in tutte le specie di cristallo, smalti ecc.”, con l’aiuto di maestranze muranesi, ma soprattutto altaresi. E’ in questa situazione che nel 1638 fu assunto dai Bonhomme l’altarese Giovanni Castellano, ricco dell’esperienza accumulata nella vetreria di Altare. Nel 1647 il Castellano abbandona i Bonhomme ed apre una propria vetreria a Nevers chiamando come collaboratore il nipote Bernardo Perotto, vetraio e figlio di vetrai.
Intanto il ducato di Nevers si era riunito al ducato di Mantova e Maria di Gonzaga appoggia l’iniziativa di Castellano e Perotto esentandoli da ogni contributo. Nel 1661 il ducato di Nevers passa al cardinale Mazzarino che concede alla vetreria Castellano-Perotto un privilegio trentennale per la fornitura di oggetti in vetro di ogni tipo alle città situate sulla Loira, da Nevers a Poitiers. La vetreria si sviluppa ed ottiene importanti successi.

La tecnica “per colata” ad Orléans
Dopo 15 anni di residenza a Nevers, desideroso di applicare in proprio la sua vasta esperienza, Bernardo Perotto si stacca dall’azienda dello zio e, con il suo consenso, ottiene nel luglio 1662 lettere patenti per aprire una vetreria ad Orleans. La storia dell’arte vetraria orleanese si identifica con l’attività del Perotto, che riceve la naturalizzazione, il permesso di risiedere in Francia e di acquistarvi beni. Viene posto sotto la salvaguardia del re e gli è permesso di porre sulla sua fabbrica le insegne reali. Perotto studia, lavora e consegue numerosi brevetti di lavorazione e di composizione. Purtroppo il tranquillo sviluppo della produzione viene frenato da un incendio nella vetreria, mentre un temibile concorrente si introduce con un sotterfugio nella sua zona di attività. Perrot arrivò quasi al fallimento. Fortunatamente gli furono concesse nuove patenti, e fra esse quella del 1672 da parte del re.
Non esistono documenti o oggetti certi dei lavori eseguiti a Orleans dal Perotto. C’è però una grande sorprendente invenzione che sconvolge la tecnica della produzione del vetro piano e pone il Perotto tra i grandi vetrai di tutti i tempi come riconosciuto dal più illustre studioso  della storia del vetro in Francia, James Barrelet oltre che da Luigi Zecchin. Si tratta della scoperta della tecnica della lavorazione del vetro piano “per colata”. Si prepara con la terra da fonderia una superficie orizzontale ben lisciata, piana o a rilievi; vi si versa sopra il vetro contenuto in un crogiuolo appena estratto dal forno di fusione. Sul vetro così colato viene passato immediatamente un rullo metallico ad omogeneizzarne lo spessore. Subito dopo il pezzo viene immerso nel forno di ricottura a lento raffreddamento. Nella sua realizzazione pratica il nuovo metodo imponeva la risoluzione di una serie di problemi tecnici non indifferenti: la perfetta preparazione della superficie di colata e soprattutto un versamento regolare dal crogiolo, per ridurre al minimo la formazione di bolle e di pieghe.
Perrot, soddisfatto del risultato, ottenne il 25 settembre del 1688 nuove patenti reali . Per quindici anni la vetreria di Orleans di Perotto poteva dunque, unica in Francia, produrre oggetti in vetro colato. Purtroppo nella pratica non doveva essere così.

Le prime difficoltà
Occorre qui parlare della dolorosa vicenda provocata al Perotto dal grande Ministro di Francia, Colbert. Il Colbert nel 1665 nel suo programma economico per contrastare il regime di monopolio imposto da Venezia per la produzione e commercializzazione degli specchi, fece sorgere a Parigi, borgo Saint Antoine, la “Manifacture Royale des glaces de miroirs” per la fabbricazione a soffio dei cristalli da specchi e la loro lucidatura e stagnatura ed assunse anche vetrai specialisti attirati con abili manovre da Murano. I risultati furono modesti. Una piccola vetreria di Tourleville in Normandia ottenne invece buoni risultati nella produzione di un cristallo soffiato per specchi e nel 1667 presentò al Ministro Colbert i primi risultati. Questa vetreria di Tourleville era protetta dal figlio di Colbert il quale per non danneggiare nessuna delle due vetrerie trovò una soluzione: fondere l’impresa di Saint Antoine con la manifattura di Tourleville immettendo nella nuova impresa aiuti finanziari e concedendo a partire dal 1684 una patente della durata di 30 anni per la fabbricazione a soffio di cristallo da specchi. Si trattava pur sempre di una lavorazione tradizionale.
Nel 1687 intanto, ad Orleans, Bernardo Perotto metteva a punto la propria invenzione dei vetri colati di grande lunghezza e larghezza, come sinora inutilmente il Colbert aveva richiesto alle sue vetrerie. La sua rivoluzionaria invenzione attirò immediatamente l’attenzione di tutti i vetrai, fra i quali il direttore della “Manifacture royale des glaces di Tourleville”, che intuì la possibilità di sfruttare il lavoro del Perotto.
Fatte alcune prove con esito positivo, si preoccupò di superare l’impedimento costituito dalle patenti in possesso del Perotto, che gli impedivano di avviare la nuova produzione. Si rivolse al noto avvocato Thenart, il quale, con abili sotterfugi, riuscì a ottenere patenti anche più ampie, che annullavano quelle concesse al Perotto. Favorito da finanziamenti, da forti appoggi ed agevolazioni fiscali, la nuova vetreria si appropriò dell’invenzione del Perotto e avviò una produzione regolare. Il 3 febbraio 1693 il Thenart ottenne un nuovo privilegio reale che permetteva alla “Manifacture royale des grandes glaces de France” di produrre in regime di assoluta esclusività “cristallo da specchi di qualunque altezza e larghezza”.
La “Manifacture” doveva dare origine al primo grande gruppo industriale vetrario del mondo. Perotto, che aveva iniziato da poco la regolare produzione secondo la sua invenzione, fu rovinato. Non solo, ma con altra azione illegale la Manifacture Royale fece anche eseguire il sequestro dei prodotti e degli attrezzi della vetreria di Perotto, che dovette interrompere la produzione. Invano questi si oppose. Interessi superiori provocarono l’abolizione di tutte le concessioni precedentemente rilasciate.
A Bernardo Perotto, che aveva inventato il procedimento per colata, verrà rilasciato solo un assegno di riconoscimento: la compagnia Manifacture royale gli passerà una pensione vitalizia di 500 lire annue, poi portata a 800 lire con sentenza del 1702. Il 10 novembre 1709 Bernardo Perotto moriva.

Costantino Bormioli, Lavorazione Artigiana Vetro - P.IVA 01317860094
Costantino Bormioli P.IVA 01317860094
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