I Vetri di Sandro Bormioli
di Costantino Bormioli
Creazioni in vetro soffiato, vetrofusione e gioielli
Bottega in Altare (SV - Italia)
I Vetri di Sandro Bormioli
Creazioni in vetro soffiato e vetrofusione
Bottega in Altare (Savona)
I Vetri di Sandro Bormioli
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di Costantino Bormioli
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L'arte vetraria di Altare

Il laboratorio
L'Arte Vetraria di Altare


L’importanza geografica di Altare è legata alla sua collocazione nel luogo convenzionale di incontro tra Alpi ed Appennini, in quella Bocchetta di Altare, storicamente fondamentale via di comunicazione tra la Pianura Padana ed il Mar Ligure, ancora oggi importante transito commerciale tra Piemonte e Liguria.
Ma l’aspetto autenticamente importante è il protagonismo di Altare nella storia europea dell’Arte Vetraria, dal Medioevo al primo Novecento.
La lavorazione del vetro fu introdotta, secondo la narrazione tradizionale, dai monaci benedettini dell’isola di Bergeggi, nei pressi di Savona.
Si racconta che nel XII secolo alcuni monaci di origine francese appartenenti al monastero di Bergeggi ed officianti in Altare, le cui terre erano state loro donate nel 1130 dal vescovo di Alba, attratti dalle ricchezze del suolo che fornivano abbondanza di legname e materie prime per la composizione del vetro, quali felci, faggi, ciottoli e torrentelli, abbiano impiantato in questo luogo le prime fornaci, chiamando dalla Francia (Normandia o Fiandre) alcune famiglie che già esercitavano la lavorazione del vetro.


Reportage video sul Museo di Altare girato dalla web-TV FamilyLife.it. Oreste Brondi, Linda Siri e Giulia Musso illustrano la storia e la realtà attuale della prestigiosa esposizione. Il Museo del Vetro si trova a pochi passi dal nostro laboratorio.


Altre ipotesi attribuiscono l’iniziativa a crociati francesi ospitati dai monaci dell’isola o ad artigiani vetrai che attorno all’anno Mille erano stati radunati, assieme ad altri dediti alle più disparate attività, presso i monasteri benedettini allo scopo di preservare le arti e i mestieri dalla temuta fine del mondo.
Purtroppo la scarsità di documentazione storica al riguardo non chiarisce l’origine esatta dei primi vetrai altaresi che, con i veneziani, sono stati comunque gli antesignani della nobile arte in Italia. E’ invece documentato che i primi insediamenti di fornaci da vetro in Altare risalgono al XIII secolo.
La prima colonia di vetrai attestatasi sul territorio fu pertanto di origine franco-fiamminga, visti i caratteri somatici dei loro discendenti, le desinenze, le inflessioni dialettali e le differenti abitudini dalle popolazioni limitrofe, ma soprattutto i metodi di lavoro. In quest’ambito si manifesta l’influenza della terra di origine, dove ancora sopravvivono i nomi della famiglie che si ritiene abbiano fondato la colonia: Biancardi (Blanchard), Bordoni (Bourdon), Bormioli (Borniol), Brondi (Breaund), Buzzone (Bousson), Racchetti (Raquette), Saroldi (Saraud), Varaldi (Varauld).


Dopo due secoli di attività, nel 1495 le vetrerie avevano assunto una tale importanza nell’equilibrio economico altarese, da richiedere una specifica legislazione locale che regolasse i rapporti all’interno dell’Universitas Vitrea. Tale legislazione fu codificata nei “Primi Statuti dell’Arte Vitrea”. Gli originali sono conservati presso la Biblioteca Civica di Savona e nell’Archivio di Stato di Torino.




Il Cinquecentenario di questa data storica è stato celebrato nel 1995 con una serie di iniziative curate dall’Amministrazione Comunale e da tutte le Associazioni altaresi.
L’Università Vetraria fiorì dando vita a nuove fabbriche impiantate da Altaresi su tutto il territorio nazionale: Bergamo, Brescia, Bologna, Casale, Torino, Piacenza, Parma (dove sono attive a tutt’oggi le vetrerie Bormioli), Reggio Emilia, Genova, Roma, Napoli e Regno delle Due Sicilie. Oltre confine è storicamente provata la presenza di vetrai altaresi in Olanda, Belgio, Francia ed Inghilterra, tanto che ai vetrai muranesi in Liegi pare venisse richiesto per contratto di lavorare il vetro “...à la façon des Seigneurs Altaristes”. Tutto ciò evidenzia tra l’altro una peculiare caratteristica dei vetrai altaresi, ossia il tendenziale nomadismo professionale, contrapposto alla stanzialità dei muranesi. Paradossalmente questo fenomeno ha favorito l’affermazione di Murano, in quanto arte meglio identificabile in un luogo preciso.




Con Carlo Emanuele III re di Piemonte e di Sardegna, che fondò fabbriche governative per la lavorazione dei vetri in Piemonte, favorendole per l’importazione e l’esportazione delle materie prime, inizia il declino dell’Università del Vetro. Il re Carlo Felice, con un decreto emesso nel 1823, dichiarò aboliti e soppressi l’Università ed il Consolato dell’Arte Vetraria di Altare.
Nel frattempo i contatti avvenuti al di fuori dei confini nazionali avevano determinato in Altare una mentalità aperta e particolarmente sensibile agli avvenimenti culturali, ma soprattutto una capacità di aggregazione umana e sociale che porrà le basi alla costituzione della S.A.V. (Società Artistico-Vetraria), prima cooperativa italiana storicamente accertata. Fondata nel 1856 da un gruppo di vetrai, discendenti dalle prime famiglie, riunitisi la sera della vigilia di Natale sotto la guida di Giuseppe Cesio, rappresenterà un felice connubio tra l’attività industriale ed il perpetuarsi delle tecniche di lavorazione artistica, caratteristica che si protrarrà fino al 1977, anno della cessazione dell’attività.

Gli elevati costi di esercizio per la conduzione di una fornace hanno sino ad oggi impedito ad Altare una ripresa continuativa della lavorazione del vetro in pasta nell’ambito della produzione artistico-artigianale. Sono tuttavia da ricordare i tentativi di varare una scuola del vetro fatti in collaborazione con l'isttuto IAL di Carcare nei primi anni Novanta. Importante è stata anche l'apertura di una fornace nel periodo estivo del 1995, in occasione dei festeggiamenti per il cinquecentesimo anniversario degli Statuti dell'Arte Vetraria.Moderne tecnologie hanno tuttavia consentito che le antiche tradizioni dell’Arte Vitrea permanessero vive nelle botteghe di Sandro e Costantino Bormioli e dei fratelli Augusto e Raffaello Bormioli, originali creatori e sperimentatori di sempre nuove e raffinate forme. Le tecniche dell’incisione vengono portate avanti nel laboratorio di Vanessa Cavallaro.
Nel 1982 si è costituito l’Istituto per lo Studio del Vetro e dell’Arte Vetraria, con lo scopo di recuperare e valorizzare il ricco patrimonio artistico-culturale della tradizione vetraria altarese. Lo stesso Istituto edita una rivista quadrimestrale, “Alte Vitrie”, diffusa per abbonamento presso istituzioni, artisti ed appassionati della storia e dell’arte del vetro.Dalla collaborazione tra il Comune di Altare, l’ I.S.V.A.V., la Provincia di Savona e la Regione Liguria, sono nate negli anni numerose iniziative, spesso ad alto livello, per sostenere e promuovere la conoscenza della realtà altarese.
Proprio durante la preparazione di questa pubblicazione sono in fase avanzata i lavori per inaugurare una fornace da vetro all'interno del parco di Villa Rosa, proprio accanto alla futura sede del Museo del Vetro.

Articolo di Costantino Bormioli

tratto da "Vivere Altare"Edito da Comune di Altare col contributo della Comunità Montana Alta Val Bormida
Costantino Bormioli, Lavorazione Artigiana Vetro - P.IVA 01317860094
Costantino Bormioli P.IVA 01317860094
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