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La vetreria di Piegaro

Didattica > Articoli storici

La vetreria di Piegaro

di Giuseppe Clinanti


La fondazione della vetreria di Piegaro, presso Perugia, è pressoché contemporanea all’inizio dell’esperienza muranese ed altarese. Si tratta pertanto di un insediamento molto risalente nel tempo, e per questo può essere interessante indagarne le origini.
Stabilire con esattezza l’inizio dell’attività vetraria di Piegaro non è possibile soprattutto perchè il materiale per la ricerca è insufficiente. Con buona approssimazione si può però stabilire che la lavorazione del vetro nella zona di Piegaro ebbe inizio all’incirca nel 1293, ad opera di maestranze venete giunte a Piegaro dopo che la Repubblica di Venezia aveva vietato l’esercizio della lavorazione del vetro in città e ordinato il trasferimento delle vetrerie a Murano.
Uno degli elementi determinanti nella scelta del luogo fu, qui come altrove, la presenza di una grande estensione di boschi, che consentiva facilità di approvvigionamento del materiale di combusione per i forni. Anche le prospere condizioni politico-economiche contribuirono al sorgere dell’industria vetraria.
A Monteleone (distante pochi chilometri da Piegaro) era già stata costruita una piccola vetreria per la produzione di mosaici destinati alla costruzione del duomo di Orvieto.
L’architetto Lorenzo Maitani, costruttore del duomo, insoddisfatto della qualità e quantità del materiale fornito dalla piccola vetreria, ordinava allo stabilimento di Piegaro grossi quantitativi di mosaici da posare nel duomo di Orvieto e nelle basiliche del centro Italia . Da questa commessa prende slancio lo sviluppo della vetreria di Piegaro.
Dopo qualche anno l’architetto Maitani, forse a causa delle difficoltà incontrate nel trasporto dei fragili tasselli da Piegaro a Orvieto, fece costruire dall’insigne mosaicista Mastro Consilio Dardolini di Monteleone, una piccola vetreria in Orvieto, presso la porta del Vescovado, per la produzione di mosaici e lastre al servizio dei cantieri del duomo. Questa fornace, che avrebbe potuto costituire una pericolosa concorrenza a quella di Piegaro, ebbe brevissima vita e cessò ogni attività nel 1335.
La vetreria di Piegaro, rimasta in situazione di sostanziale monopolio dopo la chiusura definitiva della vetreria di Monteleone e di altri piccoli forni, potè continuare la sua ascesa e per oltre mezzo secolo mantenere la sua produzione di prima qualità: vetri colorati e tessere da mosaico andarono ad adornare le facciate ed i finestroni di altre insigni cattedrali come quelle di Perugia, Milano e Bologna.

Nel 1443 Piegaro subì una grave crisi e fu saccheggiata. Anche la vetreria subì gravi danni. Solo verso il 1480 la vetreria riprese la sua normale attività e, grazie a miglioramenti tecnici e di organizzazione, la produzione si orientò non solo ai mosaici, ma anche a lampadari, vasellame da tavola e oggetti ornamentali molto commerciabili. Aumentò così notevolmente la conoscenza dei prodotti vetrari di Piegaro, che conquistarono nuovi mercati.
Dagli ultimi anni del XV secolo sino al XVII secolo l’attività vetraria di Piegaro si ritrova così in piena efficienza. Lo sfarzo delle corti cinquecentesche, la costruzione delle meravigliose basiliche, degli artistici palazzi comunali che nelle città del centro Italia sorgevano numerosi, assicurarono alla vetreria un ampio e ricco mercato.
Se fino ad allora la produzione della fabbrica aveva assunto quasi esclusivamente un carattere artistico, a partire dal XVIII secolo l’orientamento fu prevalentemente commerciale attraverso articoli di uso comune.
Nonostante l’alternarsi di momenti di crisi più o meno profonde, specie per la concorrenza boema che invase tutti i mercati con la produzione di vetro comune, la vetreria di Piegaro per buona parte dell’800 potè godere di una situazione sufficientemente favorevole.
Nel 1800, con l’affermarsi delle macchine semiautomatiche che permettevano la produzione in serie di articoli per uso comune, il progresso tecnologico non trovò nei dirigenti quella sollecitudine all’aggiornamento ed al passaggio alla fase industriale che sola avrebbe potuto salvare la vetreria.
Si giunse così all’esodo delle migliori maestranze, un processo inarrestabile che determinò una crisi così profonda che nel 1926 fu inevitabile la cessazione dell’attività del vecchio forno.
Nel 1941, per iniziativa della Principessa Pallavicini, si iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova vetreria che però, essendo ubicata nell’interno del paese, sorgeva già limitata nelle strutture e funzionò con scarsi rendimenti sino al 1959. Nel 1960 un gruppo di operai si organizzò per dare vita ad una  cooperativa tra lavoratori. Nacque così l’attuale “Vetreria Cooperativa Piegarese”. Questa iniziativa non solo sortì un effetto positivo, ma creò le premesse per costruire in posizione favorevole, fuori dal paese, una moderna vetreria.
Superati gravi ostacoli, soprattutto finanziari, nel 1968 iniziò la costruzione della nuova fabbrica, che incominciò a produrre regolarmente nel 1969. I soci della Cooperativa si accontentarono per lunghi mesi di piccoli acconti per passare poi a periodi di sottosalario.
La vera svolta tecnica e produttiva della Cooperativa iniziò nel 1975. Oggi la Vetreria Cooperativa Piegarese, guidata da saggi amministratori, è munita di moderne attrezzature per la produzione di bottiglie di ogni tipo e colore.


Un grazie a: Comm. Gallo, presidente della vetreria

BIBLIOGRAFIA:
Senofonte Pistelli Storia di Piegaro
Ferdinando Corona Le vetrerie di Piegaro.

Costantino Bormioli, Lavorazione Artigiana Vetro - P.IVA 01317860094
Costantino Bormioli P.IVA 01317860094
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