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Il vetro Borosilicato.
Il vetro che utilizziamo si chiama borosilicato o vetro pyrex.
La peculiarità sta nella composizione: una miscela di componenti simile a quella del vetro comune, ma da cui, fra le altre cose, viene escluso del tutto il piombo. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare pensando al cristallo, che contiene piombo in percentuali variabili, il pyrex non perde trasparenza nè lucentezza. Semplicemente la formula è funzionale al risultato principale che si vuole ottenere da questo tipo di vetro: la resistenza al calore ed agli agenti chimici.
Infatti il borosilicato è nato a servizio dell'industria chimica: gli apparecchi da laboratorio in questo materiale hanno avuto un tale successo da soppiantare via via il vetro comune. Nè le più avanzate materie sintetiche lo hanno superato per resistenza e versatilità.
La materia prima si presenta sottoforma di canne trasparenti di diverso diametro e spessore. Al tubo si affiancano poi bacchette piene anche di un certo spessore per completare alcune lavorazioni o per creare oggetti "pieni", ossia non soffiati.
La fiamma necessaria per ammorbidire il vetro è composta da una miscela di gas propano ed ossigeno e fuoriesce da un cannello. Sono necessari circa 1400°C. per rendere il vetro lavorabile.
Si prende quindi una porzione di vetro sufficiente a realizzare l'oggetto: da questo punto in poi si lavora a mano libera con l'aiuto del soffio e pochi attrezzi.
Si dà forma all'oggetto, che può essere un animale, un fiore, un vaso, o altro. A seconda delle dimensioni e delle caratteristiche dell'oggetto finito, può rendersi necessario un ciclo di tempera. A freddo è possibile colorare o incidere l'oggetto finito.
E' grazie a Sandro Bormioli che il pyrex si è accreditato come materiale artistico. Questo straordinario maestro, lavorando in laboratorio chimico, ha intuito che quei tubi così freddi e "tecnici" potevano aspirare a qualcosa di più che essere trasformati in beute o fiale. Guidato da un talento prodigioso e da gusto estetico, si è inventato forme mai viste prime, interpretando la realtà con uno stile completamente inedito. E il successo è presto arrivato, in quella Milano anni settanta che guidava la grande onda innovatrice del design industriale italiano.