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Il relitto delle saliere

Didattica > Articoli storici

Mario Galasso

Il relitto delle saliere di Capo Carbonara (Cagliari). Primi dati


 La scoperta
 Nel gennaio 1998 in un mercatino antiquario a Sassari su un banco era tranquillamente in vendita (a caro prezzo) un gruppo di bicchieri da liquore in vetro che mostrava vistose tracce di concrezioni carbonatiche; gli stessi, in numero di sei, erano di provenienza sottomarina dalle acque del sud della Sardegna, come a denti stretti ammise il venditore, e nella tipologia richiamavano forme del secondo ottocento o dei primi del novecento, con molature nella parte inferiore del corpo conico su basso stelo, poggiante a sua volta su una base svasata, per un’altezza totale di circa cm 6-7. Sfortunatamente non fu possibile in quella occasione prendere foto ed altra documentazione del materiale. Dopo lunghe ricerche fu possibile accertare senza ombra di dubbio che i bicchieri facevano parte di un lotto di materiali da qualche tempo in circolazione in Sardegna e proveniente da un unico contesto subacqueo. Allertata la Soprintendenza Archeologica di Cagliari nella persona della Dr. Donatella Salvi, la stessa confermava le notizie, senza sapere ove fosse ubicato esattamente il relitto, con in più la notizia di aver visionato uno o due bicchieri ed una saliera in vetro colorato posseduti da Giovan Battista Sicbaldi di Villasimius (Cagliari). Anche lui però, pur avendo effettuato immersioni sul giacimento ed in grado di fornire una serie di dati basati sui ricordi personali, non ne ricordava l’esatta ubicazione e rimandava tutto all’effettivo scopritore dello stesso, Francesco Moi di Quartu S. Elena (Cagliari). Finalmente, da quest’ultimo si ottenevano informazioni di prima mano consistenti in descrizione del carico e stato del luogo (ma non la localizzazione precisa).
 A detta del Moi in una zona imprecisata ad ovest di Capo Carbonara , a circa 50 metri di fondo, sulla sabbia vi erano i resti di uno scafo lunghi m 15-20, alti circa due metri dal fondale in alcuni punti, e consistenti in putrelle, parti di tavolato, cordami, e resti del carico di vetri stivato probabilmente in cassoni sovracoperta. Il carico da lui descritto consisteva in “bicchierini stile déco degli anni 1915-1920, saliere blu e gialle, vetri “prismatici” non meglio identificabili, e pacchi di lastre di spessore cm 0,5 e di dimensioni di circa m 1x2 ed 1,5x3”. Inoltre, sempre a detta del Moi, vi era “vetro comune stile liberty di fine ottocento-primi novecento; servizi di bicchieri comuni, calici, bicchierini da liquore, caraffe, saliere  di colore verde, azzurro, marrone, scuro e chiaro (non meglio precisabile)”. Infine, altri informatori comunicavano la presenza sul fondo di resti lignei di casse di imballaggio con scritte in nero ancora parzialmente leggibili nel 1998.
Tuttavia, i bicchieri visti a Sassari non parevano così recenti, e pertanto lo scrivente non condivideva queste certezze; inoltre la descrizione dei resti del relitto data dal Moi coincideva con il panorama che ci si aspetta da un natante in ferro e legno, ma obbiettivamente un piroscafo (vedi nota 4) lascia una traccia molto più imponente che 20 metri di resti.
 Ulteriori ricerche sono state perciò fatte nella zona di mare ad est della Secca dei Berni e più giù verso l’ Isola dei Cavoli, ad ovest di Capo Carbonara; finalmente a metà febbraio 2000 il relitto è stato rintracciato “ufficialmente” alla profondità di 54 metri, su fondale sabbioso coperto in parte di alghe morte, a circa 1,5-2 miglia dalla costa, alle coordinate Nord 39° 06’ 927, Est 009° 34? 276 (Fig.1). Lo stesso non si presenta come descritto dal Moi, né è da identificare con lo scafo affondato riportato sulla carta nautica 45 di cui sopra: a detta dei carabinieri sommozzatori, sul luogo vi è qualche botte o barile integri ma coperti di incrostazioni, non si vedono tracce di opera viva o morta dell’imbarcazione, e si trovano in quantità frammenti di piccole lastre di vetro che spuntano dalla sabbia . Il relitto o ciò che resta dello stesso dovrebbe essere sepolto e  tuttavia, casualmente si è trovato un bicchiere di vetro trasparente integro di 17,2 cm di altezza che qui si riporta in disegno come trasmesso dal Nucleo Subacquei CC, prima attestazione grafica del carico trasportato.  
 In attesa delle ulteriori indagini e sperando di poter effettuare nel futuro una ricerca approfondita con scavo del relitto si analizza qui l’unica cosa finora ufficialmente recuperata e della quale è certo il contesto di provenienza.

 Il bicchiere (Fig. 2)
 Dimensioni (dal disegno in scala 1:1): altezza totale mm 172; diametro all’imboccatura mm 55; profondità del calice (bevante) mm 110; diametro minimo del calice mm 25 (alla base); diametro del fondo mm 66.
Si tratta di una forma ben conosciuta e familiare, tanto da dare qualche difficoltà nell’inquadramento della provenienza. Anzitutto, la stessa viene introdotta (come bicchiere da vino) fra Inghilterra e Francia alla fine del XVIII secolo nei suoi componenti fondamentali, e cioè il gambo con al centro un bottone ad ala o sferico o anulare, una coppa in forma di tronco di cono o più aperta o addirittura emisferica talvolta tagliata a coste piane, piede a cono molto svasato con o senza rigonfiamento nella parte di raccordo al gambo (Fig.3). La forma si evolve gradualmente nella prima metà del XIX secolo, differenziandosi in due distinti tipi, a vaso alto e stretto, ed a vaso aperto (coppa). Ne è dimostrazione l’esemplare rappresentato in una tavola del catalogo Baccarat, St. Louis e Schmidt ma riferito alla produzione della Vetreria Schmidt di Colle Valdelsa (Siena) e datato a circa il 1845, molto simile (ma non identico) al bicchiere rinvenuto sul relitto (Fig. 4).  Corrispondenze immediate e puntuali si hanno invece nell’esemplare rappresentato in  OMODEO 1970, p. 179, fig. 62 (“bicchiere da vino dolce del Secondo Ottocento. Napoli, Collezione Casertano”) (Fig. 5), così come in quello rappresentato nel primo catalogo (1 ottobre 1886) della Società Artistico - Vetraria di Altare al n. 21 (“Bicchieri per Champagne”) (Fig. 6). Questo tipo di bicchieri nato oltralpe (Boemia, Francia, Inghilterra) viene clonato in molte varianti pur restando inalterata la forma generale; dapprima in Francia in cristallo, poi in Italia (certo a Colle Valdelsa, sembra in mezzo cristallo), poi per la fortuna incontrata copiato sicuramente ad Altare e altrove, (forse) in Campania o più genericamente nell’Italia centrale per una diffusione massiccia nelle case della media borghesia.
 Trattandosi di manufatto in vetro (non in cristallo) il reperto si presume destinato ad una media committenza; è proponibile un inquadramento storico nella seconda metà dell’Ottocento, certamente prima dell’affondamento del Memphis (1920-21).

Altro materiale
 Come sopra detto è stata indicata la presenza di altro materiale facente parte del carico. Sono state confermate le lastre di vetro, viste in due misure dal Sicbaldi (vedi sopra) ma in verità l’ispezione non ha trovato grossi frammenti.
 Per il vetro lavorato, è certa una grossa presenza di servizi da tavola, con bicchieri da vino, da liquore, caraffe, forse piattini, il tutto in vetro e non in cristallo; curiosa la presenza di numerose saliere a due emisferi separati da una presa centrale, di vari colori. Lo scopritore ed altri subacquei hanno concordemente dichiarato che i serviti erano stivati a gruppi in scatole di legno, sulle quali vi erano delle scritte, ma alla metà di febbraio 2000 non era rimasta traccia di questi contenitori. Tuttavia non si ha motivo di ritenere infondate le segnalazioni. Anche il fatto della sparizione delle emergenze (putrelle, tavolame, lo scafo intravisto per 15-20 metri di lunghezza) è possibile pensando alla continua opera di aratura effettuata dai pescherecci che strascicano sul fondo, così come le ricorrenti tempeste che riescono a livellare i fondali aperti anche a quella profondità. Resta indefinibile la presenza di vetri “prismatici”, probabilmente gocce per lampadari, riportata dallo scopritore e di cui finora non si hanno esemplari, ma che indicano (col bicchiere) lavorazioni e produzioni differenziate e non limitate a serviti da tavola.

 Provenienza
 Per tentare di definire la zona di produzione del bicchiere e degli altri manufatti, fra cui notevoli le saliere in vetro colorato che hanno dato il nome al relitto si è tentato di identificare l’imbarcazione affondata. Finora sono state controllati  tutti i dati relativi a sinistri marittimi nella zona così come riportati nella Statistica del Regno d’Italia per i 15 anni in cui è stata pubblicata la tabella analitica relativa; è evidente che le notizie che qui si riportano sono ampiamente da integrare con le future ricerche.
 Gli affondamenti certi nella zona nella seconda metà dell’Ottocento sono diversi (almeno sette finora documentati) ma di questi solo tre dei rintracciati sono da prendere in considerazione per quanto indicato in calce: il naufragio di due “legni” di cui uno francese nel 1865 e l’affondamento dell’Emanuele C. nel 1878.
 Fin qui i dati raccolti. Finchè non si potrà conoscere da ricerche d’archivio la natura del carico dell’Emanuele C. non si potranno collegare sicuramente nave e vetri; resta il fatto della provenienza dell’imbarcazione e delle concordanze fra bicchiere e catalogo altarese Pure il legno francese con l’altro accomunato nel naufragio (1865) potrebbero entrare in sintonia col catalogo alla francese dello Schmidt (1845) anche se il pezzo recuperato sembra più tardo. Infine, non sono ancora emersi dati su affondamenti di imbarcazioni napoletane (qualora il bicchiere fosse da collegare all’esemplare riportato in OMODEO 1970), né di altra provenienza.

 Destinazione  
 Circa il porto di destinazione, si possono fare delle ipotesi: se il relitto è genovese, la nave poteva essere diretta sia in Sardegna (Cagliari) che altrove: da varie fonti si hanno notizie per la seconda metà dell’Ottocento di invii in Sicilia, oltre che nel Mediterraneo orientale sia dalla Liguria che dalla Francia. Se il relitto è di una nave proveniente da Napoli (per i riscontri con OMODEO 1970 cit.), la stessa era sicuramente diretta a Cagliari. Sono documentati infatti arrivi massicci nel sud della Sardegna di vetri dal napoletano per tutto il secolo, in special modo di bottiglie, e occorrerebbe sondare gli archivi campani per chiarire se sono documentate produzioni simili a quelle di cui trattasi.

 Conclusioni
 Attualmente è in corso il tentativo di rintracciare ulteriori dati relativi ad eventuali altri sinistri marittimi nella zona indagata, tramite l’Ufficio Storico della Marina ed altri archivi pubblici, per il periodo non coperto dalle statistiche di cui sopra. Inoltre si attende la buona stagione per effettuare alcune immersioni onde documentare fotograficamente e graficamente il sito, che essendo ad oltre 50 metri di profondità non è dei più agevoli per l’indagine.


 
Illustrazioni
Fig. 1 Carta nautica n. 45, 1:100.000 dell’Istituto Idrografico della Marina; zona di Capo Carbonara (particolare).
Fig. 2 Bicchiere in scala 1:1; disegno a cura del Nucleo Subacquei del Comando Regione Carabinieri Sardegna
Fig. 3 Da JONES SMITH 1985, bicchieri di fine XVIII - inizi XIX secolo, Ottawa
Fig. 4 Dal catalogo Schmidt (a.1845), Colle Valdelsa (Siena),
Fig. 5 Da OMODEO 1970, p. 179, fig. 62
Fig. 6 Dal catalogo della S.A.V. di Altare del 1886, n. 21

Bibliografia
FOY 1998 - Danielle Foy (a cura di), De la verrerie forestiere a la verrerie industrielle du milieu du XVIII siècle aux années 1920, Association Françoise pour l’Archéologie du Verre, onzième rencontre, Albi 7-9 novembre 1996, Aix-en-Provence 1998
JONES SMITH 1985 - Olive Jones, E. Ann Smith, La verrerie utilisée par l’armée britannique de 1755 à 1820, Ottawa 1985
MINISCI 1997 - Angelo Minisci, Vetreria Schmidt, in Alte Vitrie, a. IX, n.1, pp.20-24
MINISCI 1998 - Angelo Minisci, Per una storia del cristallo in Toscana. Evoluzione e sviluppo della Vetreria Schmidt nell’area di Colle Valdelsa, 1820-1887, in Atti 2e Giornate nazionali di studio AIHV - Comitato Nazionale Italiano, 14-15 dicembre 1996 Milano, Truccazzano 1998
MALLARINI 1995 - Anselmo Mallarini, L’arte vetraria altarese, Albenga 1995
OMODEO 1970 - Anna Omodeo, Bottiglie e bicchieri nel costume italiano, Milano 1970
STATISTICA DEL REGNO - Statistica del Regno d’Italia, Navigazione nei porti del Regno, Parte Terza, Infortuni marittimi. Sinistri di bastimenti nazionali ed esteri nei mari italiani, a.a. dal 1865 al 1899.

Costantino Bormioli, Lavorazione Artigiana Vetro - P.IVA 01317860094
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