I Vetri di Sandro Bormioli
di Costantino Bormioli
Creazioni in vetro soffiato, vetrofusione e gioielli
Bottega in Altare (SV - Italia)
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Le vetrate della Certosa di Firenze

Didattica > Articoli storici

UN ALTARESE E LE VETRATE DELLA CERTOSA DI FIRENZE


Chi ha avuto l’occasione di visitare la Certosa di Firenze avrà certamente ammirate le bellissime vetrate a colori, finemente decorate, del locale denominato il Colloquio dei Monaci. Sono otto opere a grisaglia di cm.132x80 ciascuna che negli ovali centrali propongono: le prime due S.Lorenzo e S.Marco, e le altre sei episodi della vita di S.Bruno.
Fino al 1930 le vetrate furono erroneamente attribuite ai disegni di Giovanni da Udine su cartoni di Raffaello e si dicevano forgiate nei crogiuoli del convento di S.Giusto alle Mura i cui frati Gesuati erano conosciuti anche per la maestria nell’arte dei vetri policromi. La versione è stata resa inattendibile dalle ricerche dello studioso Giuseppe Bacchi il quale, esaminando inedite carte dell’Archivio di Stato di Firenze è riuscito a stabilire la vera paternità delle sei più significative vetrate.
Scartata l’ipotesi che il maestro friulano abbia operato nelle fucine dei frati, essendo andato distrutto il loro convento durante l’assedio del 1529 ed avendo essi trovato rifugio a S.Giovanni della Calza riducendo perciò al minimo la loro attività artistica, il Bacchi è risalito alla documentata verità. Egli afferma che l’autore delle vetrate non è Giovanni da Udine ma il maestro Paolo Brondo d’Altare che nel 1559 si trasferì nella Certosa fiorentina portando con sé i sei ovali delle finestre in argomento e relative alla fondazione dell’Ordine Contemplante fondato dal patriarca S.Bruno.
Il primo documento riferito all’opera del Brondo risale al 1° ottobre 1558 e riguarda il pagamento di una partita di vetri inviata “per le finestre di vetro della Chiesa”.
Altri pagamenti a favore del Maestro altarese erano stati effettuati “per comprare gli ottoni per tirare i piombi”; per “la padella per cuocere i vetri” ed ancora, in data 9 dicembre 1559, per “sei figure ovate di vetro quali havea portati da Genova ad instantia nostra”.  L’ultimo pagamento citato si ritrova in data 5 marzo 1561 per “conciare le vetrate della chiesa e altre finestre di casa”. Nello stesso documento risulta per la prima volta il riferimento alle vetrate del Colloquio dei Monaci, luogo così chiamato per la ricreazione settimanale dei religiosi.
Delle otto vetrate che si presentano allo sguardo, le prime due partendo da sinistra espongono - come già detto - unicamente le effigie centrali di S.Lorenzo e S.Marco ed esulano dallo scopo rappresentativo delle altre inerenti episodi della vita di S.Bruno. La terza e la quarta invece, datate 1560, sono state eseguite da Gualtiero di Fiandra, maestro di vetri assunto nello stesso anno in sostituzione del Brondo di Altare. Le altre quattro vetrate, che si evidenziano per la loro particolare bellezza, sono opera del maestro altarese che ha esercitato nella Certosa per circa sette mesi.
L’artista altarese ha espresso sensibilità e perizia creando le vetrate che rappresentano il terzo giorno dei funerali di Raymond Diocrès, il sogno di Ugo di Grenoble, l’arrivo nel Desèrt de Chartreuse, e l’edificazione del Monastero.

Ernesto Saroldi

Costantino Bormioli, Lavorazione Artigiana Vetro - P.IVA 01317860094
Costantino Bormioli P.IVA 01317860094
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