I Vetri di Sandro Bormioli
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La goccia

Didattica > Articoli storici

“La goccia” (ra guzza).
Di Gino Bormioli

La gentilezza e il senso di ospitalità sono sempre state qualità peculiari degli Altaresi.
Le visite alle fornaci da parte di scolaresche e di persone ospiti delle famiglie altaresi erano molto frequenti. Durante queste visite i vetrai esibivano i loro piccoli capolavori e le loro magie.
Una di queste magie era la goccia (guzza): il vetraio levava dal forno una piccola quantità di vetro caldo e la lasciava cadere in un secchio d’acqua. Il vetro, colando, assumeva la forma di una goccia con una coda fine a serpentina.
Lasciata raffreddare, questa veniva data al visitatore invitandolo a tenerla bene stretta in pugno con la coda sporgente in fuori. Il vetraio burlone, spezzata la coda della goccia, ne provocava l’esplosione: essa si polverizzava nelle mani dell’ospite senza recargli alcun danno.
Molte volte ho assistito ed ho eseguito questo gioco senza mai chiedermi il perché di tale fenomeno fino a quando, parlandone con Vinicio Saroldi, stimato ed appassionato tecnico del vetro, ho chiarito l’enigma. Un capitolo del libro “Il vetro ed il cristallo” di M.J. Herniveaux, direttore di produzione nel 1897 nella St. Gobain spiega sulla base di esperimenti di laboratorio, le cause dell’esplosione delle gocce che in quel volume sono chiamate “lacrime bataviche”, forse in memoria di antichi abitanti dell’Olanda (nel 1795 Repubblica Batava).
Lasciando cadere una goccia di vetro caldo nell’acqua fredda  gli strati esterni si solidificano mentre l’interno resta incandescente ed impiega un certo tempo a raffreddarsi a causa della cattiva conducibilità del vetro nei confronti del calore. La goccia può dunque essere considerata come formata dalla sovrapposizione di strati di vetro disugualmente temprati e di conseguenza differentemente dilatati. Dalla forma della lacrima risulta che tutti gli strati disugualmente tesi vanno ad unirsi all’origine del collo e quindi spezzando il collo questo punto di resistenza comune sparisce e non appena essi sono sollecitati a spostarsi seguento le stesse direzioni, le loro azioni di forza si uniscono e determinano la rottura della goccia. Rompendo l’estremità della coda di una goccia si producono nel vetro delle vibrazioni di cui è impossibile misurare l’effetto. Le reazioni che avvengono nella goccia sono simili a quelle degli oggetti che sono sottoposti a tempra, che è l’operazione attraverso la quale un corpo dopo essere stato scaldato è bruscamente raffreddato.
Per temprare il vetro lo si immerge caldo fino ad essere rosso in un bagno con temperatura predisposta. Il vetro quando ha ricevuto la sua forma definitiva invece di essere portato in un forno per essere ricotto e raffreddato progressivamente, è riscaldato fino a diventare incandescente e immerso in un bagno di grasso.
Il vetro si tempra in una mescola di olio e grasso la cui temperatura varia tra i 150° ed i 300°C.
La tempra cambia la costituzione molecolare del vetro, che diventa meno denso; quando si rompe i sui frammenti non hanno gli spigoli vivi come il vetro normale. Infatti schiacciati nella mano non feriscono.
Questo spiega perché l’ignaro visitatore esce indenne dall’esperimento a cui l’ha sottoposto lo scherzoso vetraio.
Nella magia esibita dai vetrai agli ospiti si celano interessanti fenomeni fisici che si sono rivelati utili per arrivare a particolari produzioni in campo industriale.

Gino Bormioli

Bibliografia
M.J. Henriveaux , Il vetro e il cristallo, 1897 (nel testo sono citate esperienze descritte da M.de Luynes in un suo lavoro del1873.
Traduzione di Ilaria Torterolo.


Costantino Bormioli, Lavorazione Artigiana Vetro - P.IVA 01317860094
Costantino Bormioli P.IVA 01317860094
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