I Vetri di Sandro Bormioli
di Costantino Bormioli
Creazioni in vetro soffiato, vetrofusione e gioielli
Bottega in Altare (SV - Italia)
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Le origini del vetro

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LE  ORIGINI  DEL  VETRO



PREISTORIA



Molte sono le ipotesi sulle origini del vetro non suffragate da prove concrete ne circoscritte ad una sola regione; si tenga conto che il primo prodotto non fu vetro vero e proprio, ma si avvicinava di più allo smalto vetroso.

Nel 3000 a.C. ha forse inizio in Egitto una produzione di un vetro preparato con sabbia ,
soda e ossido di rame usato per ricoprire sassolini imitanti pietre dure di colore azzurro e verde.

Del 2000 a.C. pare sia il più antico manufatto giunto ai giorni nostri, conservato nell’Antiquarium di Berlino. Si tratta di una canna a mosaico attribuita alla XII dinastia egiziana. Alcuni disegni trovati nelle tombe di Bem-Hassan, risalenti al regno del primo Ousertasen, provano che il processo di soffiare il vetro era conosciuto già da quell’epoca.
Secondo alcuni autori, l’arte del vetro era fiorente, in quel periodo, in alcuni stati dell’Asia.




PERIODI STORICI



1580 - 1345 a.C.  E’ il periodo d’oro del vetro egiziano che sotto la XVIII dinastia raggiunge il maggior sviluppo.
Una collana della regina Rà -Mà - Kà è attribuita a quel periodo.

1000 a.C.  L’arte del vetro si espande nel Mediterraneo-

77 d.C.  Plinio, nella sua “Storia Naturale”, riporta la famosa leggenda della scoperta del vetro da parte di alcuni mercanti fenici, tramandando inoltre nei, suoi scritti, notizie sull’arte vetraria antica in Spagna, Siria, Gallia, Italia e perfino India.
Particolare sviluppo ebbe l’arte del vetro presso i Romani, portata dagli Egiziani, sotto il regno di Augusto. Un editto imperiale assegnava un quartiere alle “vetraie”, ne francava gli artieri e li colmava di favori.

337 d.C.  Una legge di Costantino, che includeva i “vitrarii” nelle trentacinque professioni esenti da ogni carico pubblico ( come architetti, medici, farmacisti ecc. ecc.) per incoraggiarne l’arte, mette in risalto lo sviluppo dell’arte del vetro presso i Romani.
E’ probabile che ne abbiano contribuito la diffusione anche nelle province conquistate onde godere dei lussi ai quali erano abituati.
Plinio menziona l’incomparabile abilità dei vetrai italiani quando inveisce contro il lusso scandaloso di Marcus Emilius Scaurus, che, del tempio di
Pompeo, fece un immenso teatro sorretto da tre ordini di colonne, uno dei quali era di vetro.

400 d.C.  Di questo periodo ci sono giunti diversi oggetti, che testimoniano lo sviluppo raggiunto dall’arte del vetro in diversi paesi.

1612.Viene pubblicato a Firenze il trattato: “L’Arte Vetraria distinta in sette libri” del R.P. Antonio Neri. E’ questo il primo libro, di tecnologia vetraria, stampato al mondo.




IL VETRO A VENEZIA



Diverse sono le ipotesi sulla nascita dell’arte del vetro nella laguna veneta; secondo alcuni fu portata da vetrai, che si rifugiarono per sfuggire alle invasioni barbariche, per deduzione si potrebbe anche pensare, visti i frequenti commerci della Repubblica Veneta con l’Oriente, che da quei luoghi provenisse quest’arte.

Di Matteo Farello, muranese ( 1743 -1831 )dopo aver formulato varie ipotesi dice: “Non nego però che altri scrivono che l’Arte vetraria fu portata in Venezia da alquanti altaresi correndo l’anno 1096, con l’incontro che le Nazioni Europee portavansi in Venezia per arruolarsi alla Sacra Armata contro gli infedeli Saraceni e Turchi, cioè alla prima Crociata di Terrasanta.
Dopo partiti i legni della Sacra Armata e vedendo essere per loro difficile l’imbarco per la santa Città dopo alquanti giorni dal loro arrivo mancandoli il soldo, pensarono di manifestare ad alcuni primati della città esser loro fabbricatori di vetri ed essere disposti a piantare colà l’Arte….e da questi i Veneziani ne appresero l’arte e con ol progresso del tempo divennero i soli lavoratori e proprietari”
Questa ipotesi è alquanto improbabile visto la scoperta di un atto notarile del 982 intestato a Bernardo Fiolarium vetraio,che dovrebbe attestare che in quel periodo già si lavorava il vetro a Venezia.

Nel 1291 il Doge ordinò l’abbattimento di tutte le vetrerie in venezia,che vennero concentrate in Murano facendone l’isola del vetro.

L’attività vetraria nell’isola è tuttora fiorente e raggiunge punte di ottimo livello artistico, specie in alcune fornaci.




L’ARTE DEL VETRO IN TOSCANA



Risale al Rinascimento il perfezionamento dell’arte del vetro in Toscana, già esistente, soprattutto per opera dei Medici.

Nel XIV e XV secolo è segnalata la presenza a Murano di vetrai toscani, si pensa per perfezionamento professionale.

Nell’anno 1459 Angelo Bariovier, famoso vetraio muranese, fu invitato a Firenze. Non effettuò mai quel viaggio a causa della sua morte.

Cosimo I, signore di Firenze dal 1537 al 1574, portò l’arte veneziana a Firenze. Bortolo d’Alvise della fornace dei Tre Mori, si trasferì a Firenze con due colleghi e vi rimase almeno dieci anni (1569 -1579 ), lasciò a disposizione di Cosimo due vasi fusori perché vi facesse eseguire oggetti di suo piacimento.

Sono celebrati i vetrai nell’affresco di Palazzo Vecchio concepito dal Vasari ed eseguito dai suoi assistenti. Probabilmente si tratta di Bortolo d’Alvise e dei suoi colleghi.

Le vetrerie medicee di Firenze e di Pisa si avvalgono dell’apporto veneziano.
Nel 1618 Cosimo della Luna con il fratello Alvise si reca  a Firenze a lavorare nella vetreria fatta costruire nei giardini di Palazzo Pitti.

Nel 1612 viene stampato a Firenze il primo manuale di tecnica vetraria, autore è il sacerdote Antonio Neri (1576 - 1614 ), il quale svolse la sua attività di chimico in Firenze nella fornace diretta da Nicolò Landi nella residenza di Don Antonio dè Medici e nel 1601 a Pisa nella vetreria fondata dai Medici diretta da Nicolò Sisti nel 1603.

L’attività vetraria in Toscana ha avuto un forte sviluppo specialmente nella produzione di articoli da tavola che prosegue tuttora, anche se con notevole calo, dovuto alla produzione automatica di questo prodotto.




NOTIZIE SUL VETRO



Sul finire del III secolo si cominciò a guarnire le finestre delle chiese con lastre di vetro e fino al VII secolo quest’uso si limitò a tali edifici e alle residenze reali.
Le lastre di vetro erano già conosciute dai Romani, nel 1772 scavando sotto le rovine di Pompei, fu trovata una finestra munita di lastre di 85 cm.

Cita Plinio “Il faro di Alessandria altro non era che uno specchio di vetro di grande spessore “ e nel libro XXXVI “…oltreciò Sidone era celebre per le sue vetrerie, le quali avevano perfino inventato gli specchi…”

Verso il XIII secolo i Veneziani eccelsero nella lavorazione degli specchi, commercializzandoli in tutto il mondo.

Nel 1668, Bernardo Perrotto, vetraio altarese, brevetta la tecnica di fabbricazione delle lastre per colata e cilindratura, sistema rivoluzionario.
Ingiustamente spossessato del brevetto, la Sant Gobain cominciò a fabbricare le lastre secondo questo metodo.

Dopo il XV secolo i Francesi iniziarono la produzione di bottiglie di vetro nero e verdognolo per la conservazione del vino, sostituendo gli otri di pelle e i vasi di terracotta. Analoga produzione di ebbe anche in Italia.

L’applicazione del vetro negli strumenti di ottica si deve ad un italiano, Salvino d’Armento di Firenze, inventore degli occhiali nel 1280.
Illustri scienziati tra i quali Galileo Galilei inventarono il telescopio, altri il microscopio dando origine ad una nuova lavorazione del vetro.

Scoperta una vetreria antica sul Monte Lecco nei pressi del passo della Bocchetta, che mette in comunicazione Genova con il Piemonte. Studi dell’Università di Genova la collocano nel 1400.
Il lavoro veniva svolto in questa fornace da vetrai altaresi che in molte occasioni si spostavano con il permesso del Consolato dell’arte vitrea.

Costantino Bormioli, Lavorazione Artigiana Vetro - P.IVA 01317860094
Costantino Bormioli P.IVA 01317860094
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